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Cosė sta sprofondando mamma Rai PDF Stampa E-mail

 

venerdì 30 ottobre pagina 17

Una volta era “Mamma Rai”. Da tempo pare diventata matrigna arcigna e obesa. Con 11 mila dipendenti demotivati e stanchi la Rai è sempre più il tappeto verde dove la politica dei palazzi gioca nuovi spazi di potere: le cariche direttive si moltiplicano come cavallette; i programmi vengono appaltati all’esterno (persino quelli girati dentro uno studio) come se la Rai non avesse professionisti e spazi adatti a produrli anche con costi decisamente inferiori. Di fatto il buco del prossimo bilancio sarà di circa 50 milioni di euro (di 200 quello a seguire e via a salire fino al possibile fallimento). Contraddizioni inquietanti. E surreali. Mentre i dipendenti battagliano proprio in questi giorni per avere un aumento tra i 55 (proposta Rai) e gli 80 euro lordi (richiesta Cgil) sul rinnovo del contratto di lavoro bloccato da quasi due anni, Bruno Vespa si cruccia perché il suo, da un milione e 600 mila euro, probabilmente ritoccato “per colpa della crisi”, gli sembra equo. Ma di “strategie aziendali” si occupano i grandi manager a capo dell’azienda o, al massimo, qualche rara voce fuori dal coro come quella di Loris Mazzetti su un quotidiano di qualche giorno fa.A noi, lavoratori della macchina, si permetta almeno una critica sui contenuti. Fuori dall’autocensura straripante che svuota di realtà i palinsesti e solo per una breve, amaramente sarcastica riflessione sulle scelte rispetto al nuovo che avanza (televisivamente parlando s’intende). Ecco due succose novità. La prima ci dice che il discendente di un re che in questo Paese ha promulgato le leggi razziali e ha dato la stura a tante altre nefandezze, avrà la conduzione di un programma tutto suo. La seconda annuncia che forse l’ex ergastolano Mesina, graziato nel 2004 dal presidente Ciampi e dal ministro Castelli, sarà uno dei concorrenti all’ ”Isola dei famosi” (ma se non lui, sicuramente qualcuno alla sua altezza). Un input ai creativi di turno: dare una finestra quotidiana a Gheddafi, anche questa pagata con denaro pubblico e magari all’interno del TgUno, per aggiornarci sui respingimenti dei migranti. Poi fare un programmino stile “Mattino 5” sui calzini dei dissidenti ai programmi, anche televisivi, del governo Berlusconi. Giusto per ristabilire un po’ di equilibrio tra fiction e realtà. Senno’ rischiamo di dover dar ragione al premier che si augura (e predice) in tempi brevi il dimezzamento di chi paga ancora il canone del “servizio pubblico”. Che illusi: avevamo proposto qualche tempo fa, con un’ autorevole raccolta di firme e un ampio dibattito anche su questo giornale, la creazione di un laboratorio-scuola Rai per la produzione di documentari e inchieste sociali. Gente fuori dal tempo. Fuori dal teleschermo.

 

 

Il 30 ottobre nel programma "Ho perso il trend" di Luzzi e Bassignano, su Radio Rai Uno, i due conduttori hanno citato piu' volte con il loro stile sarcastico e provocatorio l'intervento che avete appena letto. Se volete ascoltare e' tutto tra il 12esimo e il 17esimo minuto.

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