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Ma che fa Lodeserto in Moldavia? PDF Stampa E-mail

 

Prima Pagina 12 Dicembre 2010

 

L'uomo delle pulizie

Uno potrebbe dire di non crederci. Invece, tra fanfare e clamori di stampa e tv regionali (Telenorba), Cesare Lodeserto festeggia oltreconfine i 25 anni di sacerdozio. Lui, uno che ha frequentato le patrie galere e tra condanne e processi sta collezionando un pedigree che può far impallidire noi comuni mortali. Ma Lodeserto, oltre ad avere seviziato alcuni migranti dentro un cpt retto dalla curia salentina (nel 2002 si chiamava “Casa Regina Pacis”, ed è tutto scritto nelle condanne di primo e secondo grado) rappresenta oggi un tragico specchio dei tempi. Con arroganza e perseveranza, come indicano gli atti processuali, tese a nascondere dietro “buone azioni” le più efferate nefandezze, il Lodeserto almeno da un decennio ha goduto e gode di coperture più o meno sbandierate che gli permettono ancora oggi di “operare” senza controlli né limitazioni sempre nel campo della “solidarietà”, nonostante accuse e condanne che vanno dal sequestro di persona alla truffa, con tanto di interdizione dai pubblici uffici. Dove? A Chisinau, capitale della Moldavia. Da lì mi arrivano il grido di dolore, l’indignazione, il senso di impotenza che vi riporto in queste righe. Voci autorevoli, ma che passo rigorosamente anonime, “perché qui stanno facendo terra bruciata intorno alle persone oneste e abbiamo paura”. Punto primo: può questo signore, anche se oltreconfine,“prendersi l’appalto della vigilanza e delle pulizie presso l’ambasciata italiana, tramite una società dove una condannata insieme a lui per le torture nel cpt “Regina Pacis” (Natascia Vieru) fa l’amministratrice”? Può questa signora gestire anche un call center nella stessa ambasciata “che fatturerà circa 2 milioni di euro” ed essere in attesa, proprio in questi giorni. del riconoscimento ufficiale del nostro ministero delle Attività produttive per la camera di commercio italo-moldava di cui è socia fondatrice?” E’ normale che “il fratello della signora diriga la fondazione “Regina Pacis” in Moldavia e la moglie di quest’ultimo sia stata assunta dall’ufficio Ice (Istituto commercio estero) dall’ambasciata”?
 

E’ possibile che il Lodeserto stesso abbia fatto “una convenzione con l’ambasciata al costo simbolico di un euro” e “praticamente gestisca l’ufficio visti del Consolato” dove ci sono state denunce che indicavano in “4mila euro il pizzo per un visto”? Si può pensare che al giovane ambasciatore di prima nomina a Chisinau, Stefano De Leo, siano stati presentati questi signori come benefattori? Questioni gravi su cui è urgente sollevare l’attenzione di autorità e politici onesti e accertare la verità, anche perché il “cenacolo” e gli altri progetti (tutte costole della leccese “fondazione Regina Pacis”) sono retti sempre dalla Curia di Lecce e persino sovvenzionati da enti pubblici come la Provincia di Lecce, quando governava il presidente diessino Giovanni Pellegrino.“www.reginapacis.org, in Italia per accogliere, in Moldavia per sostenere”: provare per credere avrebbe detto Vanna Marchi.
Ma non è tutto. Mentre dalla Moldavia denunciano che continuerebbero gli affari sporchi di questo strano personaggio in Clergiman stimato e amato dal ministro Raffaele Fitto come dal vecchio vescovo di Lecce Cosmo Francesco Ruppi, di cui fu segretario particolare e con cui ha fondato il “Regina pacis”; mentre ricordiamo ancora i telegrammi di solidarietà dopo il suo arresto dell’allora governatore della Banca d’Italia Fazio e di tanti autorevoli ministri (Prestigiacomo in testa) e non dimenticheremo mai le sfilate, tra plausi e applausi, di quelli che sarebbero stati i futuri presidenti delle Camere (Casini e Fini), di Massimo D’Alema e di tanti altri in quel luogo di violenza e pena che si è dimostrato il cpt “Regina Pacis”, il processo per quei fatti si è chiuso nell’oblio generale, prima dell’estate, con la prescrizione. Come se nulla fosse successo. Finirà così anche per i prossimi due processi?

 

Stefano Mencherini

giornalista indipendente e regista RAI 

 

 
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