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di Federico Ramponi
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La Curia leccese e Stefano De Leo, ambasciatore italiano in Moldavia, sono a conoscenza delle due interrogazioni parlamentari sui progetti in Moldavia di don Cesare Lodeserto e della Fondazione Regina Pacis? 

Chissa’ se la Curia di Lecce come  Stefano De Leo, ambasciatore italiano in Moldavia, sono  a conoscenza delle due interrogazioni parlamentari (presentate
una al Senato da Vincenzo Vita e una alla Camera da Giuseppe Giulietti) che chiedono lumi al ministro degli Esteri Frattini e a quello del Lavoro e delle Politiche sociali sul perché “don Cesare Lodeserto vive in Moldavia  e “continua a gestire altri progetti della Fondazione Regina Pacis nonostante le gravi e numerose condanne nelle quali e’ incorso?”.
Di certo l’esilio voluto dall’allora vescovo di Lecce Cosmo Francesco Ruppi sembra, a quanto riferiscono le cronache (“il Paese nuovo” 12 dicembre 2010 e 19 gennaio 2011) stia dando buoni frutti per il sacerdote tristemente noto anche per  esser stato condannato, come recita la sentenza del tribunale di Lecce, per “gravi violenze con sevizie e crudelta’ “ ai danni di alcuni magrebini internati nel Cpt  “Casa Regina pacis” di San Foca, successivamente chiuso sotto la scure di svariati processi e indagini giudiziarie. Un signore, il Lodeserto, che sempre il tribunale di Lecce ha condannato tra l’altro anche all’interdizione dai pubblici uffici.
Altro problema per chi chiede verita’ e giustizia sono le condanne, appunto.
Alcune delle quali prescritte o vicine alla prescrizione. Per questo faccio un appello anche alla Procura di Lecce che fino ad oggi ha operato in modo encomiabile,  un appello insieme a quei parlamentari e ad una fetta di societa’ civile che ha a cure giustizia e diritti umani, che ha sostenuto dal 2003 fino ad oggi i magrebini seviziati, affinche’ stringa i tempi che altrimenti porteranno alla cancellazione anche degli altri due processi aperti,  di cui uno con condanna in primo grado a 5 anni e 4 mesi  per reati gravissimi come “sequestro di persona, minacce per costringere a commettere reati, calunnia e abuso di mezzi di correzione”.


  Stefano Mencherini, giornalista indipendente e regista Rai

 
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