Colpo Grosso

a tutta scena
di Federico Ramponi
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Ruppi: coccodrillo fuori dal coro PDF Stampa E-mail

 

 

Prima Pagina del 7 giugno 2011 

Ogni morte esige rispetto, per chi lascia e per chi rimane. E in alcuni casi e’ d’obbligo associare il silenzio a celebrazioni a mezzo stampa (vedi una prima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno) o coccodrilli fuori luogo. Per la scomparsa di Cosmo Francesco Ruppi non e’ stato cosi’. Per questo, grazie a tutti coloro che si sono uniti nel coro di un’ ennesimo mercatino dell’ipocrisia,  si impongono alcune doverose riflessioni. La prima, per amor del vero: colui che fu per vent’anni vescovo di Lecce e poi presidente della Conferenza episcopale di Puglia, non fu pastore degli ultimi ma confidente dei potenti e con loro attento ragioniere di interessi e  tessitore di strategie terrene (ricordate per esempio quel “Raffae’, ci vuole molto olio…”, al telefono con l’oggi ministro Fitto in campagna elettorale, marzo 2005, per cui fu inquisito e poi archiviato). Non fu lungimirante costruttore di solidarieta’,  il prelato, quando affido’ a un losco personaggio, che scelse sventuratamente come segretario particolare, la gestione della Guantanamo salentina “Casa Regina pacis” e la tenne aperta per oltre due anni dalla partenza di alcune inchieste. Tutto, nonostante i processi in corso anche per sevizie e crudelta’ sui migranti internati e senza mai mettere in dubbio l’operato di don Cesare Lodeserto che ancora adesso fa affari e chissa’ che altro in Moldavia . Non fu disinteressato comunicatore quando usava tivu’ e giornali locali anche per reprimende e messaggi trasversali (si rintracciano recenti prese di posizione sui finanziamenti ai media locali e una dichiarazione dal Vaticano “Basta parlare di escort, parliamo di santi”). E neppure su quel monumentale seminario che costrui’ a Lecce con tanti denari pubblici, rimasta cattedrale nel deserto, si puo’ dire che abbia dato un grande contributo alla citta’ e ai meno fortunati del suo territorio.

Non sta comunque a noi giudicare, oggi, la sua figura. Siamo solo stati costretti per amore di verita’ a ripercorrere alcuni passaggi della sua missione. Certo invece i necrologi a mezzo Ansa di politici come Raffaele Fitto, Casini, D’Alema, Nichi Vendola e altri sono profondamente irrispettosi. Verso un popolo, quello salentino e pugliese e migrante, che avrebbe potuto rivivere primavere con esempi alla don Tonino Bello invece di anni bui in cui la chiesa locale si interessava e difendeva altro dai diritti delle sue genti.

Prossimamente  le spoglie del vescovo torneranno nella cattedrale di Lecce, sul cui portale in bronzo proprio lui fece immortalare il suo profilo. A lui auguriamo pace eterna, a tutti quei signori che hanno perso una nuova, buona occasione per tacere, un sussulto di vergogna.


stefano mencherini, giornalista indipendente e regista Rai

 

 
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