Colpo Grosso

a tutta scena
di Federico Ramponi
Radio Onda Rossa


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In morte e in vita della poesia italiana di Gianni D'Elia PDF Stampa E-mail

                        

 

 

Non è perché si canta da una stanza,

e non da uno schermo di rete ammiraglia

nell’ora di cena del massimo ascolto,

che la nostra rima indietro rimbalza...

Se si sa tutto dell’ultima prosa

e della trita solfa d’ogni cantautore,

ma mai di un poeta, se campa o se muore,

è perché il messaggio, oltre al mezzo,

[condanna...

Così, come non si seppe mai di Angelo Ferrante,

ora non si saprà nulla di Marisa Zoni,

dei veri cuori italiani e soli,

fino al tremito e al silenzio più grande...

Perché la poesia è una critica di vita

esiliata e confinata come a Patmos,

se nel regno della finzione impunita

il potere ed il dire han stretto un patto...

Che mai e poi mai si debba udire

né una voce dell’Utopia sparita,

né lo sdegno né lo stupore civile,

la nota viva del semplice stile...

Oh, il pane d’arenaria del tuo fosso,

nostra Sinistra, tragica e stecchita,

caldo rimorso del bel fiore rosso,

memoria amara, cara e dolce amica...

Non baci perugina di Szymborska,

non mistico delirio di Merini,

dietro la tua, la scarpinata nostra,

la concreta eresia degli Appennini...

Tu, paria dai mille occhi levantini,

nei duri inverni dopo la batosta,

con Sereni, Volponi, Roversi, Pasolini,

come un metallo o un tamburo, nascosta,

con tutti i tuoi puri slanci infantili,

come spare nella nebbia l’altra costa...

 

 Gianni D’Elia è nato e vive a Pesaro. È saggista, traduttore e poeta.

Questo testo è stato pubblicato su "Immaginazione" n. 268,  Manni editore 

 

 
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