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di Federico Ramponi
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The day before, rassegna stampa Assemblea Laboratorio Rai PDF Stampa E-mail

 

Domani martedì 17 settembre alle 16.30, presso la Sala Deluxe della Casa del Cinema di Roma, si terrà la prima Assemblea pubblica del primo progetto nato dal basso, con la collaborazione di autori, inviati e documentaristi Rai, con l'obiettivo di creare all'interno della RAI un presidio permanente di produzione e scuola di cinema documentario.

 

In questi giorni in numerosi siti tra cui PeaceLink, Articolo21, Anac (su apposita pagina facebook) e stefanomencherini.org sono arrivati centinaia di messaggi di sostegno all'iniziativa. Giovani e pensionati, filmakers e addetti ai lavori, autorevoli personalità della cultura, di cinema e televisione ma anche della politica e del sindacalismo, plaudono all'apertura di una realtà che non ha pari in nessun'altra televisione pubblica europea, neppure alla tanto citata Bbc. Iniziativa tesa a rendere ancora più forte e autorevole il Servizio pubblico radiotelevisivo di quella che è la prima azienda culturale del Paese. Con una riserva di professionisti tenuti in disparte perché da troppo tempo lasciati "nel congelatore", come scrive Laura Mascardi, immobiliarista, da Genova e troppi talk che lasciano "troppo poco spazio all'approfondimento", che "non può essere solo l'ennesimo salotto, l'ennesimo dibattito più o meno gridato", come suggerisce Giovanna Kruzik, insegnante, da Bologna. Ma molte mail e molti messaggi che saranno letti durante l'Assemblea di domani vertono sulla mission del Servizio pubblico che, come scrive Silverio Tomeo, insegnante a riposo da Lecce, "non può non ricominciare a puntare sui film documentari come racconto reale del Paese e delle zone calde del mondo".

 

Un altro dato interessante lo aggiunge Stefano Mencherini, giornalista indipendente, autore e regista Rai, uno dei promotori del progetto:" In questi ultimi quattro o cinque giorni la mia mail aziendale si è riempita di curriculum e proposte di collaborazione di colleghi Rai, dal Tg3 a RadioRai, da Rai 1 a Rai 5, da RaiNews24 alla TgR fino a Rai Edu. Qualcosa che ci fa anche un po' paura perché in fondo la nostra è solo una proposta per il momento, utile e strutturata su vari fronti, ma solo una proposta. E non ci è dato sapere, anche se siamo moderatamente ottimisti, come andrà a finire".

 

Di fatto il progetto che vede tra i promotori, oltre allo stesso Mencherini, Filippo Vendemmiati, giornalista Rai e autore indipendente, Santo Della Volpe, Ornella Bellucci, autrice precaria di RadioRai ed altri tra autori, registi e giornalisti dell'azienda radiotelevisiva di Stato, sta sollevando molto interesse anche tra le istituzioni e il mondo sindacale. Oltre a Sergio Zavoli e Gherardo Colombo, all' Assemblea di domani parteciperanno tra gli altri anche Nicola Borrelli, Direttore generale del ministero Beni culturali e Giovanni Rossi, Presidente del sindacato unico dei giornalisti italiani, la Fnsi. Numerosi sono già gli interventi previsti di professionisti Rai che hanno chiesto di prendere la parola. E' atteso anche un saluto del maestro Ettore Scola che non riuscirà a presenziare.

 

Al termine dell' Assemlea, alle ore 19, nella sala Kodak della Casa del Cinema saranno proiettati una serie di documentari, alcuni vere e proprie 'chicche' gentilmente fornite dall'Istituto Luce, come "Zona pericolosa" , uno dei primi corti del maestro Citto Maselli (1959) e come "I morti e i vivi di Goro"  (1961) di Sergio Zavoli, fotografia di Franco Lazzaretti.

 

Infine sono numerose le sigle autorevoli che sostengono il progetto del Laboratorio Rai di Cinema documentario. Tra le altre Anac, Associazione Nazionale Autori Cinematografici, Articolo21, 100 autori, PeaceLink, Snater Rai.

 

Sono stati invitati a partecipare la Presidente RAI Anna Maria Tarantola, il Dg Rai Luigi Gubitosi, ed altri membri del Cda RAI, oltre ad alcuni parlamentari della Commissione di vigilanza Rai.

 

L'Assemblea sarà trasmessa in streaming grazie all'opera di alcuni volontari Rai.

 

 

 

 

 

Corriere della Sera, 16 settembre - pagina 11

Far rinascere il documentario

 

Domani alle 16.30 alla Sala Deluxe della Casa del Cinema si terrà la prima assemblea pubblica dell'unico progetto nato dal basso - con la collaborazione di autori, inviati e documentaristi Rai - per creare all'interno della Rai un presidio permanente di produzione e scuola di cinema documentario. I promotori del progetto, attivi già dal 2006, vogliono ridare dignità al genere, portato alla ribalta dalla vittoria di "Sacro Gra" al Festival del Cinema di Venezia. All'assemblea interverranno, tra gli altri, Sergio Zavoli che nel 2007 si offrì di diventare il "garante" se la Rai avesse realizzato il progetto, Gherardo Colombo, membro cda Rai, Stefano Rulli, presidente del Centro sperimentale di cinematografia, Nicola Borrelli, direttore generale per il cinema del ministero dei Beni culturali. Dalle 19 fino a mezzanotte, dopo la chiusura dell'assemblea, nella sala Kodak, proiezione di alcuni documentari.

 

 

L'Unità, 16 settembre

 

Nella conversazione con Giuseppe Tornatore contenuta nel libro ‘Io lo chiamo cinematografo’, il regista Francesco Rosi ricorda le vicissitudini legate al film Salvatore Giuliano. “Per presentarlo a Venezia lo montammo in 72 ore consecutive. Per tre giorni, al vecchio Istituto Luce abbiamo solo montato. Lì c’erano sale di montaggio che erano capolavori, ognuna grande quanto il salotto di casa mia”. Poi si sa come andò l’immenso capolavoro del regista napoletano, anzi come non andò a Venezia, respinto dalla commissione selezionatrice  con una motivazione ufficiale puro pretesto per evitare le grane che il film avrebbe portato inevitabilmente con sé.  Era il 1961, ma la storia rimane  indicativa a decenni di distanza. “E’ bellissimo, ma non è un film, è un grande documentario”, si disse. L’equivoco proseguì negli anni e nel libro di cui parliamo, Francesco Rosi racconta di essere intervenuto ancora recentemente per sollecitare una correzione sulla Garzantina dove alla voce dedicata al film si poteva leggere: “…non si era mai visto utilizzare materiale di repertorio in questa maniera”. Ma come?! in ‘Salvatore Giuliano’ non c’è un solo fotogramma di repertorio! Forse è un gioco beffardo del destino se oggi un altro Rosi, Gianfranco, ha vinto la 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia con Sacro Gra e tutti i giornali e i critici hanno titolato e sentenziato: per la prima volta a Venezia trionfa un documentario. La vittoria di genere è una bella notizia, la scelta un atto di coraggio e se inevitabili   commenti maliziosi l’hanno accompagnata, ormai è fatta. Il tempo ci dirà se con Sacro Gra aprirà la strada - una sorta di atto riparatorio - al superamento di una diffidenza storica e preconcetta che oppone e distanzia  film e documentario, due forme di linguaggio cinematografico i cui confini si sono fatti sempre più labili e ormai puramente teorici. Vorrei dire che il documentario e i suoi autori in Italia sono vivi e vegeti. Non so se, come spesso si dice, “ il documentario è il territorio della libertà” in quanto le condizioni produttive sono più indipendenti e meno complesse, ma è senz’altro importante che anche i media ne rilevino l’esistenza e la potenza. Al di là di nomi e titoli – raramente menzionati - il 2012 e il 2013 sono stati anni di intensa produzione e di elevata qualità. E  all’estero, dove il pregiudizio non ha mai insidiato il documentario, hanno avuto senza dubbi meno difficoltà ad accorgersene.  Una breve e facile ricerca via Internet  ci enumera in modo netto i piccoli e grandi festival dedicati in Italia al documentario o al “cinema del reale”, come i più pignoli usano catalogarlo; quante anche le rassegne organizzate da circoli, associazioni, enti pubblici, parrocchie. Sono dati che non fanno botteghino: il documentarista, si sa, si muove anche solo a fronte del rimborso spese, il dvd per la proiezione in tasca e nella valigetta qualche copia per la vendita al pubblico con o senza bollino siae.  Ma queste sono proiezioni che fanno pubblico,  che riempiono le sale dismesse o riaperte nei giorni di chiusura, che rispondono ad una richiesta reale e vivace.  Personalmente, una delle domande più frequenti che mi viene fatta, è: Ma dove posso acquistare il tuo film? Forse è questa l’unica vera differenza tra un regista e un documentarista: al primo, a nessuno verrebbe mai in mente di chiedere una copia del film, del secondo si amerebbe averla quasi a ricordo come di un evento raro, difficilmente ripetibile. E’ a questo “altrove assente” che oggi la Rai potrebbe offrire una casa, avviando - prima in Europa - un’esperienza di formazione, produzione e distribuzione dedicata al racconto della realtà attraverso le immagini. Per questo ho aderito senza esitazioni al progetto del Laboratorio permanente Rai che sarà presentato e discusso martedì 17 settembre alla Casa del cinema a Roma. Anche se il documentarista di solito si muove su tutta la linea (sceneggiatore, regista, produttore, ufficio stampa e distributore di se stesso), non spetta a me indicare l’assetto aziendale di questa auspicabile nuova struttura. In questi giorni ho avuto modo però di verificare l’attenzione interna che la proposta ha suscitato: in molti fanno sapere alla Rai che ci sono e sono pronti.

 

Filippo Vendemmiati giornalista Rai e autore indipendente

 

 
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