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di Federico Ramponi
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Avvenire 2 novembre e rassegna stampa 1 novembre sull'esclusione di 'Schiavi' dal Festival di Roma. PDF Stampa E-mail

 

 

Avvenire, pagina 25

Festival di Roma, no anche a “Schiavi”

 

Dopo l’esclusione del film su Tortora, fa discutere l’altolà all’inchiesta sull’immigrazione di Stefano Mencherini.

 

Un’altra tegola piove sul Festival del film di Roma. Dopo la polemica su Tortora, una ferita aperta – documentario di Crespi sul caso più eclatante di malagiustizia italiana, scartato dalla rassegna – un altro film-inchiesta di grande attualità si vede chiudere la porta in faccia. E’ Schiavi, documentario del regista Rai Stefano Mencherini sullo sfruttamento di migranti e rifugiati, prima da parte dei trafficanti, poi da caporali e imprenditori. E l’autore del documentario rifiutato ora sfida la kermesse e promette un “contro-Festival”: “Lo terremo proprio all’ingresso del Festival, proiettando da un camion non solo Schiavi, ma tutto ciò che dentro non si proietta: dai corti dei giovani filmaker ai documentari. Un Festival che non coglie le vere ferite aperte del Paese è inutile”. Prodotto in collaborazione con Flai-Cgil e patrocinato dal ministero per l’Integrazione, il film dieci giorni fa aveva ricevuto dal direttore artistico del Festival, Marco Muller, la promessa di una prima nazionale, per strutturare attorno al film uno spazio ampio sull’immigrazione all’interno dell’Auditorium arte. Poi la retromarcia. Mencherini allora diffonde una lettera aperta a Muller, in cui lo accusa di “inaccettabile inversione di rotta” e di “mancanza di coscienza civile”, alla faccia dei “propositi di un Festival aperto al sociale”. Rai Movie corre ai ripari e propone, al posto dell’evento, una proiezione. Proposta che – riferisce Mencherini – Muller giudica “anche troppo generosa” per un’inchiesta – costata due anni e mezzo di lavoro – che definisce “programma televisivo”. “No grazie, caro direttore – replica l’autore – perché il Festival non può essere luci e lustrini, con angoletti poco illuminati recuperati dopo le polemiche come lavatoi della coscienza”. E lancia la contro-rassegna: “L’evento lo faremo noi”.

  Luca Liverani

 

 

 

Il Messaggero pagina 26

Doc su Tortora, è ancora bufera e spunta il “caso” Mencherini

 

Festival di Roma, alla polemica anche politica sull’esclusione del docufuom Tortora-una ferita italiana dal Festival di Roma, si aggiunge un nuovo capitolo. Parla Francesca Scopelliti, ex senatrice e compagna del giornalista ingiustamente incarcerato: “La Rai caccia Tortora anche da morto” denuncia. “E’ triste e desolante che la sua storia spaventi il servizio pubblico in cui Enzo è stato una punta di eccellenza e un innovatore”. Ribatte la Rai: “Il film non ci è mai stato offerto, e se ci verrà sottoposto saremo felici, dopo un’attenta valutazione del prodotto, di acquisirne i diritti televisivi”.

Ieri un altro regista ha accusato il Festival di averlo rifiutato: è Stefano Mencherini, giornalista Rai e autore di Schiavi, un’opera di denuncia sul trattamento ricevuto dai migranti in Italia. Realizzato con il sostegno del ministero per l’Integrazione e già annunciato alle Giornate degli Autori di Venezia, Schiavi è stato rifiutato dal Festival di Roma.

LA LETTERA

Mencherini, che afferma di aver ricevuto delle promesse da Marco Muller, ha scritto così una lunga lettera al direttore della rassegna accusandolo di “totale assenza di coscienza civile, sciatteria di sentimenti e ipocrisia delle chiacchiere”. Secondo il regista, il direttore del Festival (in programma dall’8 novembre) aveva “sbandierato ai quattro venti la volontà di organizzare una rassegna aperta anche al sociale”.

LA RISPOSTA

Come risponde il Festival di Roma? “Dall’inizio del 2013, i nostri selezionatori hanno visionato 2620 film provenienti da 76 Paesi, 1542 lungometraggi e 1078 corti”, dice un comunicato. “Si sono privilegiati i nuovi modi di racconto del cinema della realtà e la ricerca linguistica sul grande schermo. Le opere di formato televisivo, in particolare quelle nello stile del reportage documentario, ancorché interessanti, non sono contemplate dal regolamento del Festival”. Ma il regista Ambrogio Crespi non ci sta: “Il mio film è stato realizzato in un formato adatto alle sale” Gl.S

 

 

Avvenire pagina 25

Caso Tortora, bufera sul Festival di Roma

Come un’onda di piena che monta rapida e convulsa. O come un carro che si carica e si zeppa di persone a ogni giro di ruota. Comunque la si guardi è un po’ difficile spiegare in modo piano l’accalcarsi di voci attorno a Tortora, una ferita italiana, documentario che Ambrogio Crespi (fratello del sondaggista di Berlusconi, Luigi) ha dedicato a Enzo Tortora e al suo caso terribile, divenuto simbolo della malagiustizia. Il fatto è che è stato scartato dal Festival del Cinema di Roma. Il docufilm, a detta dei Radicali, primi a lanciare il sasso, “mette le responsabilità partitocratiche sotto gli occhi di tutti” e accusa fortemente la magistratura italiana. E come Tortora all’epoca dei fatti è stato scaricato da tutti, così tutti ora se ne fanno scudo. Così, giù a valanga adesione e proteste bipartisan, da Carfagna a Capezzone e Alemanno (Pdl) fino a 25 deputati del Pd che hanno sollecitato per lettera la Presidente della Camera Laura Boldrini a proiettare il film in Montecitorio, mentre le due forze politiche si trovano finalmente unite nel chiedere a Marco Muller di organizzare “una proiezione speciale del documentario all’interno della rassegna”. Viene tirata in ballo anche la Rai, che fa sapere però di non aver mai “ricevuto proposte di acquisto dei diritti del documentario” ma “volentieri” valuterà. Dal Festival nessuna reazione ufficiale, ma trapela che il motivo del gran rifiuto sarebbe solo il valore artistico. Ieri però è partita in scia una nuova polemica per l’esclusione di Schiavi, docufilm sulla tragica situazione dei migranti nel nostro Paese, che il regista Stefano Mencherini accompagna con una lettera di fuoco a Muller, accusato di “totale mancanza di coscienza civile”. Ma a differenza di Tortora, l’immigrazione non è ancora argomento su cui è facile scommettere. Ci sarà lo stesso stracciarsi di vesti? Toni Viola

 

 

Il Tempo pagina 29

Gli esclusi: la kermesse di Muller “è ipocrita e manca di coscienza civile”

Polemiche. Oltre al caso Crespi rifiutato con il suo documentario su Tortora tocca ora al regista Mencherini: è fuori dal programma festivaliero

 

Michele Anzaldi (deputato Pd e segretario della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai Tv), primo firmatario per la petizione a Marco Muller a proposito del documentario “Enzo Tortora. Una ferita italiana”, torna a parlare del caso: “A mio avviso è ingiustificabilmente escluso dalla sezione documentaristica del festival del cinema di Roma. Avevo letto su Il Tempo di questa vicenda che per me ha dell’incredibile e considero quello di Tortora un caso umano e politico, per l’appunto una “ferita ancora aperta”. A 30 anni dal suo arresto e a 25 dalla sua morte, il capitolo di malagiustizia scritto sulla pelle di Enzo Tortora non può essere chiuso così alla chetichella. Tortora rappresenta una specie di spartiacque ed è tuttora l’emblema della giustizia che non funziona in Italia”. Anzaldi spiega così la propria iniziativa di mandare prima una nota alla presidente Rai Anna Maria Tarantola, e poi una petizione bipartisan a quella della Camera, Laura Boldrini, per protestare contro questa inspiegabile estromissione. E per chiedere che si tenga a Montecitorio una proiezione straordinaria “riparatoria” per questa assurda decisione. “Chiederemo al Ministero dei Beni e delle Attività culturali di valutare se non sia il caso di fare una richiesta di accesso agli atti per capire le reali motivazioni che hanno portato all’esclusione del film documentario dedicato alla vicenda giudiziaria di Tortora”, conclude Anzaldi.

Intanto, Viale Mazzini fa sapere che “Rai Cinema non ha mai ricevuto proposte di acquisto dei diritto del documentario Tortora, una ferita italiana di Ambrogio Crespi. Qualora il documentario venisse offerto a Rai Cinema o ad altre strutture dell’azienda, la Rai sarebbe lieta, dopo una attenta valutazione sulla qualità del prodotto, di acquisirne i relativi diritti televisivi. La Rai, soprattutto, non organizza il Festival del Cinema di Roma e non partecipa alla selezione delle opere presentate in concorso e fuori concorso”.

Il regista Crespi, ancora non si spiega “come mai un film ritenuto bello dai selezionatori sia stato poi scartato. E come mai, su 9 documentari nella sezione Prospettive doc, 7 sono di Rai Fiction? Intanto, gira la voce che il mio film si potrà vedere nell’ambito del festival e ringrazio Il Tempo che per primo ha segnalato il mio caso. E mi ha fatto piacere che la mia vicenda abbia destato interesse trasversale dal Pd al Pdl, grazie anche a Giancarlo Galan. Mi ero iscritto al Festival di Roma online. Poi, il mio film non è passato. Lo staff di Muller mi ha detto: “è molto bello, però si vedono troppi radicali. Allora, ho rotto le scatole, perché dovevano dirmi: è brutto, inguardabile, per questo non passa; e non dirmi: è bello, però, però… E’ importante che anche i giovani sappiano del caso Tortora, della malagiustizia: in 30 anni è cambiato poco o niente; solo a livello giornalistico la situazione è migliorata”.

Dopo il caso di Ambrogio Crespi, salta fuori un altro film escluso dal Festival di Roma: “Schiavi”, del giornalista e regista Rai Stefano Mencherini. Una pellicola d’inchiesta che racconta i disagi dei migranti nel nostro Paese, coprodotta da Flai Cgil e dalla piccola ong napoletana Less onlus. Mencherini ha scritto una lettera aperta al direttore del Festival Muller nella quale lo attacca: “Quindi niente ‘Schiavi’ al festival che guidi come direttore artistico. Alla faccia delle promesse, delle tue entusiastiche mail e di tutti i progetti sui temi dell’immigrazione che avevi testimoniato di voler costruire attorno all’ “evento” fuori programma”. E accusa Muller e il Festival di “totale mancanza di coscienza civile”, “sciatteria di sentimenti” e “ipocrisia delle chiacchiere quando avete sbandierato ai quattro venti tutti i migliori propositi del mondo nel presentare ai media un Festival aperto anche al sociale”. Din.Dis.

 

 

La Repubblica pagina 43

Silvia Tortora: non vedrò quel film, basta speculare su mio padre

Il caso. Polemica per l’esclusione del documentario al Festival di Roma

 

Roma. Pd e Pdl mobilitati per il documentario Tortora, una ferita italiana di Ambrogio Crespi, escluso dal Festival internazionale del film di Roma. Con una lettera al presidente della Camera Laura Boldrini un gruppo di deputati chiede che venga proiettato alla Camera “a trent’anni dallo scoppio della vicenda giudiziaria, uno dei più noti casi di malagiustizia”. Michele Anzaldi, Sandro Gozi e Giovanna Palma (Pd) annunciano che si rivolgeranno al Ministero dei Beni Culturali “per capire le motivazioni dell’esclusione”. Un’esclusione diventata caso politico che unisce radicali, centro-destra (in molti vedono nel caso Tortora un parallelo con le vicende giudiziarie di Berlusconi) e parte del Pd. “Serve un atto riparatorio” dice Daniele Capezzone (Pdl). “L’Italia dovrebbe riflettere sulle ragioni attualissime di una lotta per la riforma della giustizia”, mentre Gianni Alemanno, i presidenti delle commissione Cultura di Camera e Senato, Giancarlo Galan (Pdl) e Andrea Marcucci (Pd) chiedono al direttore del Festival Marco Muller di dare spazio al film. La proiezione alla Camera si terrà? “Non può decidere la Presidente” spiega Roberto Natale, portavoce della Boldrini “la richiesta, quando arriverà, sarà portata in ufficio di presidenza. Finora non è arrivata”. Francesca Scopelliti, ex senatrice e compagna di Tortora, accusa la tv pubblica di volerlo “cacciare anche da morto”. Rai Cinema replica che “qualora il documentario venisse offerto, sarebbe lieta, dopo attenta valutazione sulla qualità del prodotto, di acquisirne i relativi diritti tv”. Dal festival voci critiche (“il film non era all’altezza”) e una nota: “Le opere di formato televisivo, in particolare quelle nello stile del reportage documentario, ancorché interessanti, non sono contemplate dal regolamento”.

Silvia Tortora allarga le braccia: “Non sapevo del lavoro di Crespi. Non lo vedrò. Basta speculazioni su mio padre”. La sorella Gaia, giornalista del TgLa7 osserva: “Crespi ha mandato una copia del film al mio direttore Enrico Mentana. Non a me. La mobilitazione? I politici facciano una riforma seria della giustizia, ma è il Paese degli atti simbolici: che senso ha la proiezione alla Camera? Io a fine novembre vado a Crotone a parlare di mio padre ai ragazzi delle Medie. Mi pare più utile”.

E scoppia un secondo caso: un altro escluso dal Festival romano, Stefano Mencherini con Schiavi dedicato ai migranti (alcuni stralci si sono visti alle Giornate degli autori a Venezia) ha scritto a Muller accusandolo “di totale mancanza di coscienza civile”. (silvia fumarola)

 
 
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