Colpo Grosso

a tutta scena
di Federico Ramponi
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Amnesty denuncia:negli hotspot italiani rifugiati peggio degli animali. Come al "Regina pacis" ... PDF Stampa E-mail

 

 

Un cane se dà fastidio o non obbedisce si allontana, magari con una pedata o una pacca sul groppone. Un rifugiato no. Può capitare anche da noi che per annullare una protesta, sedare una reazione scomoda, impedire impicci alla burocrazia ottusa e spesso pesantemente vessatoria, si ricorra alla violenza. Non solo verbale, e già sarebbe censurabile su uomini e donne scampati all'odissea della fuga tra deserti, torture e scafisti e mari assassini. Ma fisica sì,  con annessi e connessi da film dell'orrore per chi subisce. Tutto è ancora più inaccettabile se a compiere queste violenze non sono i cattivi di turno ma rappresentanti delle forze dell'ordine o comunque persone pagate coi nostri denari per accoglierli, i migranti.

Quando nell'ormai lontano 2003 denunciammo un prete, un manipolo di carabinieri  dell' XI battaglione Puglia (alcuni di loro graduati e col blasone di missioni internazionali) e qualche altro aguzzino, ci presero per folli. Quando filmai i racconti disperati di un gruppo di magrebini rinchiusi nel Cpt di Lecce "Regina pacis",  fecero tutti finta di non vedere e di non sentire. Proprio tutti. Quando iniziai uno sciopero della fame contro ogni censura e per la tutela dei diritti umani di quei migranti, mi dipinsero come un esibizionista in cerca di chissà quale notorietà. Invece in quella Guantanamo nostrana torture e sevizie erano all'ordine del giorno. Bastava una piccola indagine per rendersene conto. La magistratura leccese indago' e mandò tutti a processo condannando  fino al secondo grado. Poi, come abbiamo ripetuto fino alla nausea, per tutti arrivò la prescrizione. Ah Italia, patria del diritto... Così quei musulmani, ingozzati coi manganelli di  ordinanza di carne di maiale cruda e spennellati bene bene di solidali bastonate, giustizia non la ebbero mai più.

Oggi Amnesty international, la più importante organizzazione del mondo in tema di tutela dei diritti umani, ci dice che in questo Paese più o meno è accaduta la stessa cosa. In maniera diffusa stavolta, all'interno di quei centri che l'Europa vuole e finge di non vedere. E via che si sollevano gli scudi dell'indignazione e della difesa d'ufficio. Un copione già letto, un filmetto già visto... Ma la cosa che più rabbrividisce è che in prima fila ci stanno personaggi premiati negli anni dai governi di turno per la loro efficienza e lungimiranza. Uno su tutti: il prefetto Mario Morcone che oggi è responsabile di Stato per le nuove migrazioni. Uno che fino a qualche tempo fa, sventolando il vessillo dell' accoglienza  incensava centri come quello di Mineo, uno dei campi di concentramento postmoderni ai tempi più grande d'Europa. Quello in provincia di Catania dove mafia capitale e soci avevano allungato le proprie manine. Una morale? Quella della storia che si ripete. Sempre in peggio. E gioca al rilancio. Amen.

Una preghiera infine sarebbe da rivolgere al capo della Polizia, un altro prefetto che anni fa fu capo della  Protezione civile nel dopo Bertolaso. Parliamo di Franco Gabrielli. Questo Paese ha una fottuta urgenza, oggi più di ieri,  di potersi fidare dei tutori della sua sicurezza, della tranquillità dei suoi cittadini, del rispetto rigoroso della legalità (ricordiamo le storiacce  recenti del G8 di Genova, di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Giuseppe Uva e molti altri). Per questo appare quantomeno improvvida se non del tutto stolta la vecchia difesa d'ufficio a occhi chiusi partita subito subito anche in questo caso. Meditate genti, meditate...

 
sm

 

 

 

Rifugiati, rapporto Hotspot: dichiarazione di Amnesty International Italia

3 novembre 2016

"Siamo dispiaciuti per i toni e per il contenuto di alcune reazioni alla pubblicazione del rapporto 'Hotspot Italia' descritto come un insieme di 'cretinaggini' e di 'falsità' 'costruite a Londra e non in Italia'.


Il rapporto in questione è, al contrario, un lavoro di ricerca molto serio, frutto di centinaia di ore di colloqui con rifugiati e migranti, autorità e operatori di organizzazioni non governative svoltisi in dieci diverse città italiane.

Le informazioni incluse nel rapporto sono state messe a disposizione delle nostre autorità con largo anticipo sulla data di pubblicazione affinché avessero modo di commentarle.

Da mesi Amnesty International ha scritto al ministro Alfano e ad alti funzionari del ministero dell'Interno chiedendo informazioni e sollecitando un confronto sulla materia ma ad oggi il ministero dell'Interno non ha risposto alle nostre sollecitazioni.

Nel rapporto, Amnesty International da una parte riconosce, come già avvenuto in passato, il lavoro straordinario svolto dall'Italia nel salvataggio di vite umane in mare e il fatto che la stragrande maggioranza delle forze di polizia si siano comportate in maniera professionale, dall'altra fornisce i resoconti di alcuni casi di maltrattamento che avrebbero avuto luogo sulla terraferma e di alcuni casi di espulsioni verso paesi in cui vi è il rischio che le persone rimpatriate diventino vittime di gravi violazioni dei diritti umani.

Di fronte alla gravità degli episodi denunciati ci aspettiamo approfondimenti e risposte, come quello molto fruttuoso che abbiamo avuto oggi pomeriggio in occasione di una lunga riunione con il Garante dei diritti delle persone private della libertà. A partire dalle raccomandazioni contenute nel nostro rapporto, ci aspettiamo non dinieghi a priori. Ci aspettiamo una riflessione sui limiti del c.d. approccio hotspot che, oltre a mettere a rischio i diritti umani di rifugiati e migranti, sta dando frutti davvero esigui."

 

 
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