Colpo Grosso

a tutta scena
di Federico Ramponi
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Non una bufala: un nuovo e pesante terremoto sconvolge il Paese. Ma nessuno se ne accorge ... PDF Stampa E-mail

Un sussulto, una sgomitata, una scossa che non è quella di Amatrice e terre limitrofe, ma un punto fermo -direi-  addirittura salvifico in questa fase. Accompagnato da una brezza sottile e in apparenza persistente che modifica radicalmente il meteo della politica nostrana. Questo il voto degli italiani a difesa della Carta, il documento fondante della nostra democrazia, il 4 dicembre scorso.

Per cercare di capirci qualcosa però cominciamo dall’inizio, un paio d’anni fa.  Capita nelle migliori famiglie, e la nostra aveva già qualche problemuccio, che a un certo punto il capofamiglia decida di fare come gli pare, senza sentire ragione alcuna dalla propria moglie, dai figli ormai grandicelli, da alcun parente o amico di casa e di lavoro. A questo punto nulla viene più condiviso, neppure la lista della spesa quotidiana o la paghetta,  ma al contrario ogni decisione arriva dall’alto, con una scusa o un’altra, ma comunque sempre senza appello e senza la minima partecipazione. O meglio: si concerta un po’ a tavola, davanti alla tivù, ma poi si decide come pare a lui, il padrone di casa. Che assume le sembianze di un  padre-padrone e non di un amorevole e coscienzioso uomo di famiglia come dovrebbe essere.

Ecco, questo è accaduto in Italia negli ultimi anni: si sono alternati tre governi  tre, senza alcun voto popolare, senza la minima consultazione elettorale. Tutti e tre calati dall’alto con la scusa di un’Europa inflessibile che voleva metterci in riga a modo suo e delle emergenze del Paese: disoccupazione, nuove povertà e crescente intolleranza, per usare un eufemismo. Sono nate pessime e assai perniciose leggine  che hanno spesso prodotto disastri come nel caso, inaccettabile, degli esodati. E’ stata elargita qualche mancetta, come gli 80 euro concessi ad una  classe media che non esiste più, tra l’altro a ridosso di una consultazione elettorale .  Va da sé: la disaffezione alla politica è cresciuta a dismisura tra il popolo. I sondaggi, ambiguamente, ma lo hanno segnalato, e  comunque grandi fette di popolazione (in maggioranza di giovane età) si sono gradualmente ma inesorabilmente allontanate dal voto (che fosse europeo o amministrativo o di altra natura).

In questo clima un premier autoeletto che si era dato la mission di salvare e cambiare radicalmente il Paese,  ha pensato bene di modificare una legge elettorale firmata da un leghista di vecchie frequentazioni, che aveva un soprannome chiaro chiaro  coniato addirittura da chi l’aveva scritta: ‘Porcellum’. Roba da venerdì a casa Crozza. Ma questo è stato. Il problema è sorto quando un ex sindaco diventato padrone di tutto (del  partito di maggioranza relativa come delle nostre istituzioni) ha pensato bene che per voltare davvero pagina bisognasse sbianchettare pesantemente quella Carta, la nostra Costituzione.  In decine e decine di punti, non toccandone i primi e fondativi articoli ma sostanzialmente stravolgendone alcuni principi. Tutto ciò ad accompagnare un paio d’anni di scandali e bancarotte finanziarie (Banca Etruria in testa), disoccupazione reale in crescita e costi della vita in perenne aumento sostenuti da balzelli surreali e tagliole di Stato come Equitalia che hanno prodotto lutti e disperazione.

 Il Paese sembrava assopito, stordito dai problemi quotidiani, dai debiti, dalla mancanza di speranza. Un popolo apparentemente depresso, sfibrato, animato da una sfiducia senza cauzione né  ritorno. Ma come nelle favole dei fratelli Grimm o di Calvino qualcosa è accaduto. E nonostante gli strombazzamenti di regime sostenuti anche dalle radio e dalle televisioni pubbliche, qualcosa è successo: giovani e meno giovani in una bella giornata di sole hanno stoppato una deriva insensata e pericolosa dando ai NO un plebiscito degno di percentuali bulgare, come si dice al bar dei tigì.

Ma qui viene il bello, se ancora c’è. Analisti, commentatori, politicanti in tiro e politicanti sulla via della rottamazione, tele visionari da strapazzo che non hanno mai lavorato in vita propria e amici del giaguaro, si stanno sperticando in proclami e mea culpa che nulla hanno a che fare, una volta di più, con la realtà. Dicono che il voto degli italiani, con lo spauracchio dei mercati e di una Europa cieca e sorda al suo vero sviluppo e a pratiche solidali che sono il collante di ogni grande famiglia, è stato dato a un partito o ad un altro.  Non in difesa di una Carta scritta col sangue e col sudore seguito al nazifascismo in Italia, una delle pagine più nere della storia dell’uomo. Ecco l’ennesimo e clamoroso errore. Che se non verrà colto almeno da qualcuno di loro  rischierà nei prossimi anni (forse solo mesi)  di produrre nuove e reiterate disgrazie per la democrazia e il vivere comune di ognuno di noi. Achtung achtung!  

sm

 
 
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