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di Federico Ramponi
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Condannati gli schiavisti di "Schiavi" PDF Stampa E-mail

 

Nel 2013 “Schiavi”  lo aveva raccontato a distanza di un anno dall’operazione “Sabr” ( dal nome di uno dei caporali coinvolti a Nardò per la campagna delle angurie) raccogliendo la coraggiosa testimonianza della magistrata Valeria Mignone e mostrando, quasi integralmente sulle intercettazioni telefoniche ai nuovi schiavisti, le immagini in bianco e nero dell’operazione compiuta dai  carabinieri del Ros di Lecce.

Era la prima volta che si mettevano sullo stesso piano imprenditori  agricoli e caporali con le accuse di  “riduzione in schiavitù e associazione a delinquere”.  Senza neppure l’ausilio della recente legge contro il caporalato.

Si tratta oggi della prima condanna del genere in Italia, forse in Europa,  che ci auguriamo faccia storia e non finisca con la prescrizione come un’ altra nefasta vicenda , sempre sulla pelle dei migranti in terra leccese: quella delle torture inflitte nel 2002 in una Guantanamo nostrana (ieri Cpt oggi Cie) da don Cesare Lodeserto, un manipolo di carabinieri infedeli e qualche altro aguzzino al soldo della fondazione della Curia salentina Regina pacis.

C’è da ribadire infine a onor del vero che nella storiaccia dei  nuovi schiavisti di Nardò, oltre alla lungimiranza della magistratura inquirente e all’ottimo lavoro dei Ros, il processo di primo grado, lungo e per certi versi tortuoso,  ha trovato giustizia grazie ad alcuni migranti tra cui Yvan Sagnet e al lavoro duro della Flai Cgil di Lecce.

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Ps  A caldo la più grande agenzia di stampa del Paese, l’Ansa,  ha vergato una notizia di poche righe sull’esito del processo dove non compaiono neppure i nomi dei condannati.

Per “Schiavi”, le rotte di nuove forme di sfruttamento, un piccolo e molto italiano aggiornamento: mentre nei giorni scorsi l’Onu proiettava alla Casa del cinema di Roma il film inchiesta, ad Arezzo, alla Cgil,  veniva negata all’ultimo minuto la sala dove avevano previsto una proiezione per la Giornata mondiale dei rifugiati. Una censura preventiva passata sotto silenzio.

 

Caporalato: a Lecce condanne per riduzione in schiavitu' =

(AGI) - Lecce, 13 lug.- La Corte d'assise di Lecce ha condannato per riduzione in schiavitu' e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dei lavoratori, quattro imprenditori salentini e nove caporali stranieri.

Assolti tre imprenditori. Undici anni di reclusione sono stati inflitti a Pantaleo Latino, Livio Mandolfo e Giovanni Petrelli, tre a Marcello Corvo, mentre sono stati assolti Giuseppe Mariano, Salvatore Pano e Corrado Manfredi.  La sentenza e' stata letta dopo cinque ore di camera di consiglio, nell'aula bunker del carcere di Lecce, e a distanza di oltre cinque anni dall'operazione Sabr (dal nome di uno dei caporali), che nel maggio 2012 fece finire in carcere 22 persone, accusate a vario titolo di caporalato, associazione a delinquere e la riduzione in schiavitu', l'estorsione, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e della permanenza in stato di irregolarita' sul territorio nazionale, l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. Dopo lo stralcio di alcune posizioni, nel processo sono stati imputati sette imprenditori salentini (Pantaleo Latino, Livio Mandolfo, Corrado Manfredi, Giuseppe Mariano, Salvatore Pano, Marcello Corvo e Giovanni Petrelli ) e nove tra caporali e capisquadra.

Per i titolari delle aziende agricole, la procuratrice aggiunta di Lecce Elsa Valeria Mignone aveva chiesto condanne tra i 14 e i 9 anni, mentre tra 14 e 17 anni erano stati invocati per i caporali stranieri. Nel processo si erano costituiti parte civile 8 lavoratori, tra i quali Yvan Sagnet, attualmente presidente dell'associazione No Cap e nel 2011 anima della rivolta dei braccianti alla masseria Boncuri di Nardo'. Parti civili anche la Regione Puglia, la Cgil e l'associazione Finis Terrae, che fino al 2011 gesti' la masseria Boncuri e sostenne i migranti nell'azione di denuncia delle terribili condizioni di sfruttamento a cui erano sottoposti.(AGI)

Le3/Sec      13 LUG 17

 

 
 
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