Colpo Grosso

a tutta scena
di Federico Ramponi
Radio Onda Rossa


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Io so ... e vi dico anche i nomi di chi sta distruggendo la Rai (seconda parte) PDF Stampa E-mail

 

 

Una risorsa per la città ancora oggi, la prima forse, ci racconta Giovanni Minoli che ce lo portò, a Napoli, ‘Un posto al sole’, e poi gli fu soffiato dai consigliòri politici degli appalti pesanti. Così la Rai di Napoli, grazie anche alle cure del colto e progressista direttore Pinto, a Fremantle Italia presta personale altamente specializzato, professionisti veri, ma solo dagli operatori in giù. E set e attrezzature varie. Testa, cuore e vestito della soap sono appannaggio esterno. E buona parte delle spese sono a carico di Rai, cioè di tutti noi, compresi gli uffici per le maestranze della multinazionale. Oppure ci si diletta a lavorare, sempre ai piedi del vulcano, solo per qualche mese all’anno, ovviamente, a confezionarne altri di programmi, quelli che arrivano dai vertici delle reti di Viale Mazzini 14, a Roma. Roma ladrona gridavano i Verdi ora salviniani. Poi ci hanno immerso anche loro le manacce e si sono riempiti le tasche, sempre coi nostri soldi. Ma questa è un’altra storia. Torniamo a noi, alla Rai. Ah, Napoli, il centro di produzione modello che negli anni è diventato un feudo cogestito in famiglia con alcune sigle sindacali (Uil e Slc Cgil) dove la fanno da padroni,  sembra addirittura col placet delle dirigenze napoletane, ‘sindacalisti’ come l’Rsu nonchè segretario regionale Uil Com Claudio Fiorentini, uno che si sta distinguendo in sede penale per le aggressioni a colleghe e per aver  mobbizzato Giovanni Reis, altro Rsu, collega di altra sigla sindacale. Tanto che pure l’azienda ci rischia sopra pesantemente la faccia: per aver fatto finta di non vedere, nel migliore dei casi. Poi assunzioni parentali, prebende varie e anche qui promozioni su promozioni:  primi livelli,  F super e varie ed eventuali nel gergo del Ruo. Chi più ne ha più ne metta. E nel frattempo la Procura partenopea indaga su vari fronti. Allegria, alla faccia del Servizio pubblico.

 

 

Ecco, certamente quello di assunzioni e promozioni prezzolate è uno dei punti di maggior criticità dell’azienda che ne mette seriamente in discussione anche ora  la mission di Servizio pubblico. Ed è  proprio quest’ultimo, quello delle promozioni, del carrierismo esasperato, della bramosia di potere e denaro che dietro al piccolo schermo alimentano narcisismi e tariffe a non finire, a far tremare la Rai che produce ancora e che, ancora, cerca di lavorare bene. Immaginate i contenuti che fine fanno in mezzo a tutto questo delirio, la qualità di idee e programmi, il rigore nella completezza e nell’imparzialità dell’informazione eccetera eccetera. A mare. Come i migranti che si vogliono respingere. Specchio dei tempi e delle eccellenze della politica nostrana. Ieri e oggi, la nostra Rai.

 

 

Allora sentite questa, che la dice più lunga di ogni altra nella sua agghiacciante normalità. Siamo a Linea Verde, storico programma della rete ammiraglia, anni 2003/2013. Prima come capostruttura e poi come vice direttrice di rete la signora Maria Pia Ammirati, wikipedia riporta ‘giornalista e scrittrice’. Una che ha avuto in pochi anni una carriera folgorante: dal gradino più basso come assistente ai programmi di produzione a vice direttore della rete ammiraglia con in mano i programmi storici dell'azienda: oltre a Linea Verde e al magazine "Orizzonti di Linea Verde", Uno mattina e La prova del cuoco. Il day time per intenderci. Con scarsi successi di audience, soprattutto a Linea Verde. E soprattutto molte ombre: alcuni dipendenti fornirono all’allora Dg Luigi Gubitosi e al direttore di RaiUno Giancarlo  Leone, figlio del fu presidente della Repubblica,  un dossier che denunciava gravi e reiterate situazioni di diffuso malaffare.  Il Dg Gubitosi ricevette immediatamente i latori del dossier e mise al lavoro il dottor Cariola, appena assunto da lui all’Internal auditing, fino ad allora il fratello gemello del ‘porto delle nebbie’ lì vicino (il tribunale di Roma, nda).  In poco più di un mese furono risolti in corsa almeno due importanti contratti: uno con un autore storico di quei tre programmi (esclusiva RaiUno da molti zeri al mese) ed un altro con un noto conduttore.  Maria pia Ammirati che aveva il dovere di controllare e non lo fece, invece, fu promossa direttore delle Teche Rai, una prestigiosa e strategica direzione.  Riassumendo: o l’allora vicedirettrice dell’ammiraglia non si era davvero accorta di nulla, e quindi non era idonea o comunque all’altezza del ruolo che rivestiva;  oppure,  ma non vogliamo nemmeno pensarlo, era in qualche modo collusa col gruppetto di malfattori. In ogni caso le si doveva tutto ma non una prestigiosa promozione. Che poi ad oggi le ha aggiunto, non solo nel curriculum, altre  due cariche in due tra i Cda più importanti di Rai: RaiCinema e RaiPubblicità. Alleluia.

 

 

Ecco perché Fabrizio Salini in primis e tutta la politica che sta dalla parte dei cittadini, se ancora esiste, deve battersi insieme a noi con la speranza di farcela a bonificare pian piano l’azienda e ritornare più forti e autorevoli di sempre, anche oltreconfine.

Per rimanere comunque terreni a me nel frattempo l’azienda ha recapitato tre letterine tre, dove tra decine di zig zag con contestazioni surreali ne spunta una degna di nota, anche perché rea di aver decretato la mia sospensione dal servizio: quella che mi è vietato scrivere il mio pensiero, le mie considerazioni, le mie critiche e le mie eventuali denunce, di cui mi assumo ovviamente ogni responsabilità, pubblicamente. Su un giornale come questo, per esempio. Ecco la ciliegina finale: il codice etico dell’ azienda radiotelevisiva di Stato, un codicillo per renderci tutti muti sordi e ciechi che calpesta sdegnatamente l’articolo 21 della nostra Costituzione.

2 continua

 
 
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