Colpo Grosso

a tutta scena
di Federico Ramponi
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«Mare nostrum»: un documentario per denunciare la crudele Bossi-Fini - da l'Unità 13/03/03 PDF Stampa E-mail

 

 

anno 80 n. 71 giovedì 13 marzo 2003
fuori onda

 

Santa Maria di Leuca. La telecamera accompagna la sepoltura dei naufraghi clandestini: non ci sono altri testimoni di quell’ultimo viaggio. Un gruppo di becchini scava la grande fossa comune, un braccio meccanico lascia cadere con lentezza; con pietà si direbbe, la terra sulle bare allineate. Bare che non son neppure degne di un nome: in quelle casse tirate a lucido ci sono i morti numero 1, numero 2, numero 3….


Sono immagini che la tv non ha mai mostrato. Immagini di un naufragio tra i tanti, di morti tra i tanti. Ne hanno trovato più di cento su quelle coste, ma in Procura, sconsolati, ipotizzano che siano stati più di mille viaggi. Viaggi per il Canale d’Otranto. Viaggi della speranza che finiscono in quei cimiteri di paese. O nella Bossi-Fini: è la legge che attende i clandestini sulle nostre coste. Che li priva di ogni diritto, della stessa dignità. Questi viaggi senza speranza, i soggiorni nei «centri di permanenza temporanea»; le violenze che non si possono denunciare, i ricoveri «a tempo» negli ospedali in attesa di rimpatri che rischiano di trasformarsi in condanne a morte, sono raccontati in Mare nostrum, un film inchiesta di Stefano Mencherini (che dopo aver lavorato a lungo per la Rai si definisce «giornalista indipendente»).


Un film auto-prodotto (è costato 40 milioni di vecchie lire), per il quale hanno collaborato con le loro voci le loro musiche Lucia Poli, Francesco Di Giacomo (del Banco di Mutuo Soccorso), Alessandro Coppola (dei Nidi d’Arac); un film come uno schiaffo, dalla fotografia cruda del reportage, che non ha una distribuzione. È stato presentato, in anteprima per la stampa, nella Sala della Sagrestia di Vicolo Valdina: una sala augusta ed affrescata, del complesso di Montecitorio, messa a disposizione per l’interessamento del gruppo Verdi e Rifondazione della Camera, che hanno visto nel film la più forte denuncia tradotta in immagini, della Bossi-Fini. Ma la «prima», quella col pubblico, ci sarà la prossima settimana in un cinema di Lecce la dove più vivo e quotidiano resta il problema dell’accoglienza degli immigrati clandestini.


Il mare scuro nella notte con i gommoni che ripetono il tragitto ogni sera da Valona alle coste pugliesi, i sorrisi dei bambini all’approdo, le risa dei bambini che giocano dietro la rete dei Centri d’accoglienza che li separa dall’Italia, le lacrime delle donne dietro le sbarre delle finestre del «Cpt» di S. Foca, le urla degli uomini che si aggrappano a queste sbarre…La storia si dipana nelle interviste: un gruppo di quei giovani uomini che ha denunciato violenze nel Centro d’accoglienza; la ragazza nigeriana che a Cagliari è stata violentata dal «branco»; il ragazzo albanese ricoverato a Firenze, Unità spinale di Careggi, dove lo hanno portato le forze armate italiane per curarlo. Hanno tutti un foglio di rimpatrio, anche se i tribunali e i medici non hanno ancora restituito loro dignità alle persone. Per questo ieri una copia di Mare nostrum è stata lasciata alla portineria del Quirinale, indirizzata al custode della nostra Costituzione.

Silvia Garambois

 
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