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di Federico Ramponi
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Scene dalla Guantanamo di casa nostra - da Liberazione 08/05/03 PDF Stampa E-mail

 

 

Edizione del 08.05.03 pagina 17
Presentato il film-inchiesta di Mencherini: l’accoglienza al tempo della Bossi-Fini


La terra che copre le barre nella fossa comune dei naufraghi non identificati, una donna che piange straziata aggrappata alle sbarre della finestra, gli extracomunitari finiti in carrozzella per incidenti per lavoro seguiti all’ospedale Careggi a Firenze e condannati a sicura morte per carenza di cure se rispediti a casa, una nigeriana violentata da tre italiani alla quale è negato il diritto d’asilo. Ed ancora Berlusconi che piange lacrime di coccodrillo dopo la strage del Venerdì Santo (108 morti per l’”incidente” con una corvetta della Marina). E poi la bella faccia del vescovo di Lecce Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, indagato per peculato, che accoglie gli onorevoli, da D’Alema a Fini, passando per Casini e Bottiglione, che visitano il lager per extracomunitari di San Foca, la struttura che chiamano “centro di prima accoglienza” ma che è in realtà è un carcere.

 

Tutte scene da “Mare Nostrum” il film-inchiesta realizzato dal giornalista Stefano Mencherini che mette a nudo l’anticostituzionalità della Bossi-Fini e presentato ieri in un incontro alla sede dell’associazione Stampa estera.

 

In sala poco pubblico. E Mencherini commenta: “Non è una novità. Su questi temi la censura, tranne alcune eccezioni è totale”. Da destra a sinistra è un argomento tabù. Perché i centri di permanenza temporanea sono frutto della legge Turco Napolitano, strutture che la legge Bossi-Fini, con la normativa più dura, non ha fatto altro che legittimare ulteriormente nella indifferenza generale. Poca eco sui giornali per le quattro inchieste a carico del vescovo Ruppi e per Don esare Lo deserto, direttore di San Foca avviate proprio a seguito di alcune immagini-documento del film e per le decine di interrogazioni parlamentari rimaste senza risposta. Tra queste una di della Chiesa sulla violazione dell’articolo 21 sulle censure suio fatti dei quattordici cpt italiani. Mencherini fa i nomi e parla chiaramente de censura esplicita in merito alla sua opera prima sulla “Guantanamo nostrana” da parte di “Porta a Porta, Ballarò, TG3-Primo Piano, Nino Rizzo Nervo di Europa, il Giornale, Emilio Fede”. Con la Carta costituzionale minacciata ormai quotidianamente, non fanno notizia le violazioni degli articoli 2 e 3, 13, 16, 24 e 32, dalla libertà personale, a quella di circolazione, dal diritto alla salute a quello della difesa.

 

Vittorio Agnoletto del Forum Sociale Europeo interviene con una provocazione. “Mi chiedo – dice – cosa sarebbe successo se gli ultimi fatti di sangue di Aci Castello e Milano, fossero stati compiuti da extracomunitari?” . Agnolotto nel reclamare una legge sul diritto d’asilo, dati alla mano smonta i pregiudizi: ”L’allarme sociale non corrisponde alle cifre. In Italia c’è solo il 2,8% di immigrati rispetto alla popolazione totale, 1 ogni 38, quando la media in altri paesi è del 5%, 1 ogni 10 in USA e Germania arrivando al 20% in Svizzera e in Australia”. E cita la Confindustria di Brescia che denuncia un deficit di manovalanza e i 467 mila immigrati assunti nel 2001 (dati Caritas pubblicati nel 2002) il 15 per cento dei quali proprio nel Nord Est.

 

Graziarosa Villani

 
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