Home
Valentina Dorme, ma non riesce a (farci) sognare. PDF Stampa E-mail

 

 

Novelli portabandiera dell’indie rock nostrano, i Valentina Dorme sono in realtà dei veterani della scena. All’attivo sin dal lontano 1992, dopo una sudata gavetta fatta a suon di demotapes autoprodotti e concerti in giro per la penisola, nel 2002 arrivano a pubblicare il loro primo cd ufficiale, l’ottimo “Capelli Rame”, che li designa ad essere una delle migliori band scuola Marlene Kuntz.
Cantautorato che affonda le radici nella scrittura di Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè, supportato da scelte sonore molto vicine ai Sonic Youth meno “rumorosi” ed estremi ed al post-rock languido e malinconico di bands come Mogwai e Giardini di Mirò, oltre che al pop morbido dei Karate.
Il “Coraggio dei piuma”, album freschissimo di stampa, a mio modesto parere rappresenta un piccolo passo indietro rispetto alla loro opera prima.
La vena creativa del cantante-paroliere Mario Pigozzo Favero qui manca di quel mordente sensuale, fitto di mistero e contrasti che contraddistingueva la poesia di “Capelli Rame.”
Stavolta si ricerca una maggiore linearità nel narrare storie, stati emotivi e sentimenti gravitanti intorno alla fantomatica Valentina, ma si cade spesso nel didascalico, in descrizioni che rasentano la banalità pur volendola evitare, anche se è questa che, tutto sommato, si ha voglia di raccontare. Banalità del quotidiano che si lascia vivere, di storie d’amore di cui abbiamo sentito parlare milioni di volte, consumate e morbose, sofferte o insofferenti eppure indispensabili per salvarsi, essendo l’unico appiglio in grado di conferire coraggio e forza al peso piuma in lotta sul ring della vita. In “Capelli Rame” tutto questo era evocato con stile, profondità e audacia, qui sfortunatamente ci si concede in varie occasioni a frasi che non hanno né capo né coda, messe lì per creare un effetto –“io che vorrei descriverti con puntualità, e poi mi arrendo ai soliti torna e dormi qui” (da “L’amore a trent’anni”) - oppure talmente scialbe da risultare stucchevoli – “abbiamo altre storie o quasi, viviamo altri amori o quasi, in giorni senza troppa qualità o quasi”(da “Canzone della lontananza”) – “qui si aspetta soli e immobili che arrivi sera senza grandi probabilità che succeda davvero qualcosa sono quasi dico quasi al meglio di me”(da “Una vita normale”) - o ancor peggio “forse non mi ami più ma non ho che te per riempire questa vita immobile”(Teatro leggero).
Certo, alcuni episodi sono nettamente migliori rispetto al resto e ci fanno ancora sperare in una band capace non solo di spleen dozzinale ma anche di rendere con eleganza l’eterno rito carnale di un lungo bacio (“Dobermann”) o di giocare nuovamente con le parole come fossero colori di un’istantanea dove ritrovare i gesti della donna amata ormai persi nel tempo (“In Una Tempesta”). “Le tue vacanze in malesia”, nonostante lo spunto narrativo attinto dalle cronache degli incidenti aerei, pecca di un arrangiamento un po’ fiacco e non riesce a trasmettere appieno quello stato d’animo tra lo straziato e il “far finta che tutto sia uguale a prima”, ricadendo ancora una volta nei clichès e in quadretti poco credibili: “ io sogno il tuo ritorno e le nostre sere migliori tra insonnia e sonniferi per poi ricominciare a ondate l’invasione abituale di chemio e cibo in scatola l’attesa che rimane”.
Peccato, perché musicalmente i Valentina Dorme sono dei bravi artigiani nel saper valorizzare le sfumature mutevoli di un’emozione o di un’immagine mentale.
Bella e incisiva invece è la laconicità acustica di “Un Tuffatore”, pezzo guarda caso incluso in un ep edito l’anno scorso, (“Maledetti i pettirossi”) quasi un’antitesi del cattivo gusto de “Il giorno 303”, versione rimaneggiata in veste elettro-low-fi della “Canzone della lontananza”. Speriamo che in futuro la band veneta non si lasci tentare troppo da sinth e tastiere e ritrovi l’ispirazione primigenia, che, son sicura, ha solo bisogno di essere risvegliata da una musa forse troppo dormigliona negli ultimi tempi…

 

Valentina Dorme, Il coraggio dei piuma, (Fosbury/Audioglobe, 2005)
Prezzo:16euro
Link:www.valentinadorme.it

 

In Una Tempesta
è il vento a rovinare questa pioggia bella
a costringerla a precipitare in diagonale
impedire una caduta serena e normale
normale dalle nuvole
squarciate
dalle nuvole in battaglia a qui

è questo vento impietoso
che piega gli alberi la notte
ci fa sperare in una tempesta
e che arrivi a breve
ci fa tornare ai vestiti dell’inverno
nonostante sia da quasi quattordici giorni aprile

scene irraggiungibili
delle dita a pettine nervose
a proteggere la pettinatura
da umidità e intemperie

l’incanto irraggiungibile
delle dita a pettine nervose
a proteggere la pettinatura
da ostilità e intemperie

a colpi decisi
di mascara Corolle su ciglia scure
il trucco da ricostruire in un voilà
con mosse minuziose e mute

è la neve a cancellare i prati
e parte del raccolto
in questo mese di emozioni nella media
e parentesi
aperte e chiuse
prima e dopo il tuo nome
e tornare
a due milligrammi serali di Sereprile.

 

 
< Prec.