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Tetes de bois: storie d’amore e d’anarchia sul filo della memoria. PDF Stampa E-mail

 

 

 

Ancor prima di essere una band, I Tetes de Bois incarnano un’ideologia, un modo di vivere, una visione della realtà che passa attraverso lo sguardo del disincanto e dell’ironia, della malinconia e dell’anarchia.
Le loro canzoni sono racconti che attingono dalle zone in cui la quotidianità diventa immagine poetica o spunto di riflessione sui grandi temi dell’uomo contemporaneo.
In questa operazione che vede indissolubilmente intrecciarsi ragione e sentimento, impegno ed intimismo, la memoria assume un ruolo fondamentale. La memoria storica naturalmente, ma anche quella che riguarda un intero aspetto della tradizione letteraria del ‘900 europeo, in cui includiamo a pieno titolo il filone cantautorale.
La poetica di Andrea Satta, voce e leader del sestetto, è infusa di questa tradizione, ne trae linfa vitale a piene mani. Le “teste di legno” cantano di amore, politica e morte con la stessa passione e coerenza che furono dei grandi artisti a cui amorevolmente si ispirano: De Andrè come Brassens, Baudelaire e Rimbaud come Dino Campana, e, su tutti, Leo Ferrè; ma fortunatamente nel loro caso non si tratta di vuoto citazionismo, di mero compiacimento intellettualoide .
I Tetes de bois provengono dalla strada, da un passato fatto di spettacoli su uno sgangherato camioncino Fiat e concerti improvvisati nello squallore delle metropolitane, delle fabbriche abbandonate e delle stazioni; i luoghi in cui la “Storia” si materializza nelle singole storie della gente che vi è transitata , trascinandosi dietro i suoi piccoli drammi e le sue piccole rivoluzioni, e a volte qualche tragedia.
I loro brani nascono dunque da un vissuto intenso e d’eccezione, destinato a incrociarsi con le parole e i pensieri dei maestri quasi per necessità, a causa di un’affinità intima e viscerale, provata e sentita sulla propria pelle.
In Pace e male questa affinità è riflessa sia in splendidi tributi (Quella ferita di Ferrè e Amore che vieni, amore che vai di De Andrè sono i più riusciti) che nella stessa scrittura poetica e musicale di Satta, all’interno di un’opera nell’insieme complessa, dall’impatto poco facile, in cui si spazia dal pop sofisticato al preziosismo di atmosfere jazzate e fumose, che hanno valso ai Tetes de bois l’indovinata definizione di “band d’autore”.

Tanti sono gli amici chiamati a dare il loro contributo, da Marco Paolini a Daniele Silvestri .Tra questi, Paolo Rossi incarna l’inarrendevole cretino di Io sono allegro, pop song ingannevolmente spensierata, inno all’idiozia intelligente di petroliniana memoria e all’”infanzia che ci aspetta”; Gianni Mura e Davide Cassani partecipano invece alla Canzone del ciclista, brano ispirato alla mitica figura di Fabio Casartelli, medaglia d’oro alle olimpiadi del 1992, morto fatalmente tre anni dopo per una caduta durante il Tour de france. La vicenda del campione diventa allegoria della gioia e della dignità di vivere e andare avanti nonostante la fatica delle “salite” che dobbiamo affrontare, anche a costo delle estreme conseguenze.
E poi ancora storie d’amore nate nei manicomi (Tute), storie di opportunisti trasformisti (Dott. De Rossi) e sfoghi estemporanei densi di rabbia e ironia (Vomito).
A complemento del primo cd ne troviamo un secondo intitolato Autoradio e autovideo, sezione-collage che ci riporta al tema della memoria.
Frammenti sparsi di canzoni cantate dal vivo, cronache di vecchi eventi sportivi e l’emozione di riascoltare la voce di Leo Ferrè in un intervista d’epoca, per non dimenticare chi ha avuto “il coraggio di parlare di fica, di vita, di morte e di infinito”.

Tetes de bois, Pace e male, ed.musicali Tetes de Bois/movimento s.r.l.,2004
Prezzo 15 euro
Link: www.tetedesbois.com
Artisti correlati: Leo Ferrè, Vinicio Capossela, Daniele Silvestri.
 

 
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