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Paolo Mieli silenzia un giornalista libero PDF Stampa E-mail

 

Carlo Vulpio e’ uno dei pochi giornalisti italiani che ha rispetto e passione per il proprio mestiere. Così per i lettori del suo giornale e per i giovani universitari a cui insegna il mestiere in quel di Bologna. Scrive da molti anni per il Corriere della Sera. Da Bari, copre come inviato buona parte dell’Italia meridionale. Per intenderci: Vulpio è uno di quelli che non devono e non cercano favori. Lo dimostrò, per esempio, non solo a me, in occasione della battaglia contro il verminaio del “Regina pacis”, la Guantanamo italiana retta dalla Curia di Lecce dove agli immigrati l’ospitalità veniva  fornita tra pestaggi, sevizie e tranci di carne di maiale in gola agli internati musulmani. Fu, allora, l’unico giornalista di un grande giornale nazionale che ne scrisse. Era il 2003. Il 27 febbraio 2007, invece, dopo aver raccontato nel frattempo i disastri dell’Ilva di Taranto e altri malaffari, scopre il velo di quello che le cronache definiranno “Toghe lucane”, una delle tre inchieste più calde e note del giudice de Magistris. Lì, cominciano i suoi guai (vedi www.carlovulpio.it). Denunce, telefoni sotto controllo e infine un linciaggio da parte di Libero, un giornale che a volte pare il bollettino dei servizi deviati, che lo accusava di aver dato del tu al magistrato a cui in seguito saranno tolte anche le inchieste “Poseidone” e “Why not”.   Ma proprio mentre pubblica tutti i bei nomi  che emergono con la guerra tra le procure di Salerno e Catanzaro, il suo direttore che fa? Lo solleva dall’incarico. Paolo Mieli, dietro a quali pressioni non è dato sapere, gli scippa il lavoro, lo marchia come si fa di solito con i cattivi giornalisti. E il sindacato del giornale che dice? Meno di nulla. Anche in questo caso è illuminante leggere le note nel sito di Vulpio.

 

Vi consiglio un regalo per Natale, siete ancora in tempo, così magari convogliate la vostra rabbia in opera di bene e sana informazione. Fresco di stampa, lo ha pubblicato il Saggiatore. Titolo:”Roba nostra”. E se avete lo stomaco ancora forte, leggete Carlo Vulpio.

 

stefano mencherini giornalista indipendente e regista Rai  

 

 
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