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Respingimenti, torture e quel film mai trasmesso PDF Stampa E-mail

 

domenica 6 settembre 2009, pagina 17 

 

 

Vita violenta nei centri di accoglienza
 

Adesso l’Unità ci ha mostrato le foto delle torture libiche sui migranti che abbiamo respinto.Ma siamo arrivati prima noi, a casa nostra. Eravamo verso la fine del 2002.

La Bossi-Fini diventava legge, primo riuscitissimo esperimento governativo di nuova legge razziale dal lontano 1938. Anche allora come oggi c’erano i Cpt, ora Cie e domani chissacché: nuovi campi di concentramento dove la violenza sui migranti diventava e rimane oggi componente fondamentale per la contenzione degli “ospiti” che ora dura fino a sei mesi (un affare colossale per i carcerieri pagato da tutti noi).
Ecco: Mare nostrum, un film inchiesta che nessuna tivù italiana, nemmeno la“mia”Rai, ha mai mandato in onda integralmente, documentava proprio di questo nuovo virus che alimentava anche nel popolo un nuovo razzismo facendo leva su paure irrazionali, attraverso menzogne e malastampa, di fatto instaurando in Italia un regime di apartheid che oggi è ancor più degenerato: dalle ronde ai trattati col sanguinario dittatore Gheddafi fino alle squadracceche vanno a caccia di“extracomunitari e froci” e bruciano campi rom o giovani migranti nelle stazioni metropolitane.

Ma si spingeva oltre, Mare nostrum, come ogni inchiesta deve poter fare. E documentava anche il primo caso di torture e sevizie dentro un nostro Cpt, dove fino ad allora erano sfilati tra plausi e applausi politici e governanti di ogni colore. Era il “Regina Pacis”, vicino a Lecce. Un luogo di internamento e violenza gestito dalla Curia salentina nelle vesti di un prete capobastone, tale don Cesare Lodeserto, poi condannato in primo grado con otto carabinieri e un manipolo di aiutanti a libropaga.Ora, il nostrano torturatore in clergiman, fa «opere di bene» in Moldavia,sempre per la chiesa leccese, che nessuno controlla e a cui persino alcuni enti pubblici salentini(la Provincia,ad esempio)hanno regalato ancora cospicui finanziamenti.

In Italia non esiste il reato di tortura. E allora «Gravi sevizie con violenza e crudeltà», recitò la sentenza (l’appello, a Lecce, tra un paio di settimane). Dopo averli pestati li ingozzavano, imigranti musulmani, con carne di maiale cruda e si aiutavano con i manganelli per ficcargliela in gola, picchiandoli, insultandoli, deridendoli. Quasi nessun giornale ne scrisse. Nessuna televisione ne parlò. Alle circa 50 interrogazioni parlamentari nessuno rispose, se non dopo anni facendo finta di nulla. Come oggi fa il governo italiano con le domande della Commissione europea o con le denunce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Fingono, mistificano, mentono. Sulla carne viva dei migranti e anche su migliaia di cadaveri senza nome. Fino a quando?

 
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