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Da L'Unita' del 21 giugno 2008 pag.30 EDITORIALE
Tutti in piazza contro le morti bianche
di Beppe Giulietti, Vincenzo Vita
Caro direttore,
grazie ancora per limpegno tuo e di tutto il giornale nella quotidiana
azione che conducete contro quella strage continua che ha preso il
quasi beffardo nome di «morti bianche» una strage che è registrata
minuto per minuto dal canale lavoro di Articolo21, diretto da Raffaele
Siniscalchi e pubblicato dal tuo giornale.
Nei giorni scorsi hai proposto una manifestazione nazionale anche su
questi temi. «Mettiamo al centro della nostra azione la grande
questione del lavoro, delle vite precarie, dei lavori usuranti,
chiediamo lapplicazione immediata e rigorosa delle norme volute dal
governo Prodi...», così ti ha risposto con grande efficacia, Cesare
Damiano, che di quelle norme è stato uno dei più appassionati
sostenitori. Quella idea sta ora prendendo corpo.
Artisti, autori,
giornalisti, sindacalisti, cittadini avvertono che le leggi vergogna
non sono solo quelle contro la giustizia e la libera informazione, ma
anche quelle contro i cittadini più deboli, spesso i più poveri i più
esposti al rischio. Non a caso il governo di destra ha già fatto capire
che qualche passo indietro sarà fatto, che qualche concessione
bisognerà pure farla alla parte peggiore delle imprese, quelle che
reclamano sempre e comunque mani libere. La destra invoca sicurezza e
tolleranza zero contro i rom, ma lo stesso grido non lo alza mai contro
le morti sul lavoro, contro quanti si macchiano del reato di «lesione
della dignità umana». Sì dunque alla grande manifestazione, nei modi e
nelle forme che saranno decise, sì anche alla diffusione di film, di
documentari, di esperienze teatrali e musicali che raccontano in modo
originale questa condizione di vita. Pensiamo alle opere di Daniele
Segre, di Mimmo Calopresti, di Simone Ercolani, di Paolo Virzì, di
Francesca Comencini, di Wilma Labate, di Stefano Mencherini e di
Ulderico Pesce, di Nevio Casadio e di tanti altri...
Pensiamo al film «Invisibili» che abbiamo presentato a Roma.
Un documento lucido,
rigoroso tratto dalle appassionate inchieste di Ezio Mauro sulla
Thyssen e sulla condizione operaia a Torino, realizzato con grande
sensibilità da Luca Mannini e fortemente voluto da Marco Giudici
direttore di Rai Sat Extra. Il film è una sorta di «oratorio laico»,
realizzato attraverso un sapiente intreccio di voci operaie, di
testimonianze dirette, di immagini dei funerali, di appassionate
letture affidate a Paola Cortellesi, a Valerio Mastandrea, a Claudio
Gioè.
Al termine della
proiezione non cè stato il dibattito, perché quei 40 minuti ci avevano
spiegato meglio di qualsiasi comizio la realtà delle morti bianche,
delle vite precarie, della solitudine e della disperazione di chi
attorno a sé non sente neanche più gli antichi valori della solidarietà
politica ed umana. Al termine della proiezione abbiamo preso carta e
penna e abbiamo chiesto alla Rai di essere orgogliosa di questa sua
produzione, e dunque di non nasconderla, di trasmetterla anche sulle
reti nazionali affinché milioni di italiani possano tornare a scoprire
realtà, storie, emozioni che sono diventate quasi «invisibili», nei
media e talvolta anche nella politica.
Siamo sicuri, caro
direttore che vorrai fare tuo anche questo appello e invitare tutti a
inviare una firma o a questo giornale (
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
) o al sito di
Articolo21: www.articolo21.info
Beppe Giulietti è portavoce Associazione Articolo21
Vincenzo Vita è coordinatore parlamentari amici Articolo21
Dal Corriere del Mezzogiorno Puglia del 14 giugno 2008
Muoiono a grappoli sul lavoro. Oggi come ieri. Alla Tyssen di Torino come allIlva di Taranto (citta dove le emissioni di diossina hanno i tassi piu alti dEuropa), in una stiva a porto Marghera come dentro a unautobotte a Bisceglie, nelle campagne del foggiano come in quelle campane, sui cantieri come nel depuratore di Mineo. La Repubblica italiana e fondata sul lavoro, sancisce il primo articolo della nostra Costituzione. Ma questo lavoro uccide come in guerra. Eppure ognuno di noi, se crede, puo dare un contributo per contrastare la barbarie quotidiana.
La piccola storia che vi voglio raccontare inizia una decina danni fa, quando per RaiTre firmai Non e una morte bianca e poi, poco tempo dopo, quando girai un altro documentario-inchiesta per lAnmil, la storica associazione di mutilati e invalidi del lavoro che ne associa oltre 400 mila. Lo intitolai Carichi sospesi. Per questi due lavori fui costretto come uomo e come professionista ad incontrare decine e decine di vittime, decine e decine di familiari che avevano perso un loro caro. Altrettanti imprenditori, piu o meno onesti. Molti politici tutte chiacchiere e distintivo. E mi accorsi che la fatalita , causa a dire di molti degli infortuni sul lavoro, giocava un ruolo solo in pochi casi. Mi resi conto che in ogni storia cerano gravi responsabilita dei datori di lavoro (ricatti, sopraffazioni, lavoro nero), di chi aveva lobbligo di prevenire e non lo faceva o non riusciva a farlo (ispettori Asl e funzionari vari), di chi doveva svolgere indagini su denunce specifiche e magari sotto pressione insabbiava, e cosi via. Constatai persino che le poche volte che in un incidente mortale venivano finalmente accertate precise responsabilita, le pene o erano di lieve entita pecuniaria o finivano nel gorgo dei processi che si chiudono con la prescrizione del reato. Cosi nacque Il Pane loro, intorno al Duemila. Soprattutto per non disperdere la dignita e le verita di quelle e altre storie, per aggirare ostracismi e censure sui contenuti (il giornalismo nostrano ha ignorato piu o meno colpevolmente per decenni che quella delle morti sul lavoro fosse una strage quotidiana). Ma anche per sperimentare un mix tra teatro civile, musica e poesia che potesse avere vita piu lunga di uninchiesta filmata o cartacea, proponendo un linguaggio piu intrigante per chiunque: chi col mondo del lavoro aveva gia a che fare e chi ci avrebbe dovuto farci i conti a breve. Fu messo in scena, Il Pane loro, sette anni fa, al teatro Valle di Roma nella giornata dedicata alle vittime del lavoro, sempre grazie allAnmil. Divento un progetto che entro in alcune scuole italiane. Usci un piccolo libro con leditore Manni di Lecce. Poi piu nulla, fino a quando un associazione teatrale di Tolentino, Le Sibille, decise di metterlo in scena al teatro Vaccaj, tre anni fa, per il centenario della Cgil e di fare alcune messe in scena per le scuole in provincia di Macerata. Ma le storie raccontate nel Pane loro erano sempre piu simili a quelle di tanti lavoratori che continuavano a morire o a subire menomazioni e invalidita pesantissime. E allora ho riprovato a far resuscitare quel lavoro, che poteva contare tra laltro sui contributi scritti ah hoc di alcuni tra i piu grandi poeti contemporanei (Roberto Roversi, Franco Loi, Alda Merini, Marisa Zoni, Gianni DElia e Attilio Lolini) che erano trasformati in canzoni fenomenali. Mi hanno seguito la Fillea Cgil, la Provincia di Roma e la Regione Puglia, con gli assessorati al Lavoro e al Mediterraneo. Racimolati 60 mila euro (lordi), messi insieme una decina di attori e potendo contare sullintervento di grandi professionisti (ne cito solo alcuni, Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese, storici del Banco del Mutuo Soccorso, e lattore di teatro civile Ulderico Pesce) con una nuova produzione ci siamo calati direttamente in alcune realta lavorative come il porto di Taranto. E poi Roma, Bologna, Torino. Senza biglietti di ingresso, perche la cultura deve poter essere anche libera, alla portata di tutti. E con la consapevolezza, sostenuta anche da autorevoli incoraggiamenti, che quelle storie potessero scuotere, far riflettere, produrre una reazione positiva almeno in termini di presa di coscienza. Ecco perche vi aspettiamo lunedi 16 giugno al teatro Mercadante di Cerignola. Alle otto di sera. Per la settimana sulla sicurezza organizzata dalla Cgil di Foggia e dagli edili del sindacato (la Fillea). Con una piccola speranza per il futuro che ci aspetta: il lavoro deve portare benessere e serenita, non stragi, lutti, disperazione. Ma potra essere cosi solo se la presa di coscienza e lassunzione di responsabilita saranno collettive e col fiato lungo.
Stefano Mencherini, giornalista indipendente e regista Rai
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