Teatro

 

 

A cosa servono i teatri pubblici regionali?

TEATRO: PREMIATO 'IL PANE LORO' MA NON RIESCE AD ANDARE IN SCENA =      L'AUTORE, I TEATRI PUBBLICI REGIONALI CI AIUTINO

     

Roma, 13 nov. (Adnkronos) - L'ultimo riconoscimento gli e'
arrivato dal Festival di arte drammatica di Pesaro, il piu' longevo
d'Italia, che ne ha premiato il testo. Ma ''Il pane loro'' atto unico
sugli incidenti del lavoro scritto otto anni fa da Stefano Mencherini,
giornalista indipendente e regista Rai, non riesce a tornare in scena
nonostante siano due le compagnie che nei mesi scorsi lo hanno
riportato in alcuni teatri e direttamente sui luoghi di lavoro (porti,
fabbriche, cantieri edili) grazie al contributo di Cgil Fillea,
Regione Puglia e Provincia di Roma.

      ''Mi chiedo a cosa servano i teatri pubblici regionali se non in
primo luogo a sostenere e a veicolare piece dai contenuti sociali e di
sensibilizzazione civile -afferma Mencherini- Tanto piu' quando, come
nel caso de 'Il pane loro', tutte le storie vere raccontate sono
pensate per portare un contributo di conoscenza sulla guerra del
lavoro, sulle sue vittime e sui suoi carnefici, sulle contraddizioni e
lo sfruttamento che popolano l'attuale mondo del lavoro che uccide un
lavoratore ogni sette ore''. Il testo di Mencherini ha avuto la
collaborazione di alcuni tra i piu' grandi poeti del Novecento
(Roberto Roversi, Alda Merini, Franco Loi, Marisa Zoni, Gianni D'Elia
e Attilio Lolini) che hanno scritto appositamente alcune poesie
diventate poi ''canzoni potentissime'' in bilico tra lirica e denuncia
sociale. In una delle due compagnie che vorrebbero tornare in scena
col ''Pane loro'', i testi dei poeti sono musicati e interpretati live
da due storici musicisti del rock italiano: Francesco Di Giacomo e
Rodolfo Maltese del ''Banco del mutuo soccorso''.

      ''E' incredibile -rincara la dose l'autore- a parole tutti sono
convinti che la cultura sia uno dei pochi strumenti per informare,
provocare una presa di coscienza individuale e collettiva e favorire
la prevenzione di drammi sociali come quello della guerra del lavoro.
Ma poi, chi dovrebbe, non muove foglia, come molti dei teatri pubblici
regionali. Mi auguro che qualcuno, al Sud come al Nord, raccolga il
nostro appello e smetta di cacciare la testa sotto la sabbia per
convenienza o superficialita'".

      (Spe/Ct/Adnkronos)
13-NOV-08 17:22

 

TEATRO: PIECE SU INCIDENTI LAVORO, APPELLO AUTORE 

 


   (ANSA) - BARI, 14 NOV - ''Il pane loro'', atto unico sugli
incidenti del lavoro scritto otto anni fa da Stefano Mencherini,
giornalista indipendente e regista Rai, non riesce a tornare in
scena nonostante siano due le compagnie che nei mesi scorsi lo
hanno riportato in alcuni teatri e direttamente sui luoghi di
lavoro (porti, fabbriche, cantieri edili) soltanto grazie al
contributo di Cgil Fillea, Regione Puglia e Provincia di Roma.
Ne parla Mencherini, sottolineando che al testo del lavoro
teatrale l'ultimo riconoscimento e' arrivato dal Festival di
arte drammatica di Pesaro. ''Mi chiedo a che cosa servano i
teatri pubblici regionali - dice l'autore - se non in primo
luogo a sostenere e a veicolare piece dai contenuti sociali e di
sensibilizzazione civile. Tanto piu' quando, come nel caso de
''Il pane loro'', tutte le storie vere raccontate sono pensate
per portare un contributo di conoscenza sulla guerra del lavoro,
sulle sue vittime e sui suoi carnefici, sulle contraddizioni e
lo sfruttamento che popolano l'attuale mondo del lavoro che
uccide un lavoratore ogni sette ore''.
   Il testo - fa sapere Mencherini - ha avuto la collaborazione
di alcuni tra i piu' grandi poeti del Novecento (Roberto
Roversi, Alda Merini, Franco Loi, Marisa Zoni, Gianni D'Elia e
Attilio Lolini) che hanno scritto alcune poesie diventate poi
'canzoni potentissime' in bilico tra lirica e denuncia sociale.
In una delle due compagnie che vorrebbero tornare in scena col
'Pane loro', i testi dei poeti sono musicati e interpretati live
da due storici musicisti del rock italiano: Francesco Di Giacomo
e Rodolfo Maltese del 'Banco del mutuo soccorso'.
   ''E' incredibile: a parole - continua l'autore - tutti sono
convinti che la cultura sia uno dei pochi strumenti per
informare, provocare una presa di coscienza individuale e
collettiva e favorire la prevenzione di drammi sociali come
quello della guerra del lavoro. Ma poi, chi dovrebbe, non muove
foglia''.(ANSA).

     COM-ZG
14-NOV-08 18:01